Proloco Tossignano

Le sagre

La festa della polenta

La Festa della Polenta è nata durante l'inverno del 1622, anno in cui Tossignano era la capitale di un piccolo stato feudale retto dal governatore Leonardo Scincia da Sermoneta per conto del feudatario il Duca d'Altemps.
Le lotte sanguinose tra nobili per l' avidità di dominio avevano provocato la devastazione dei campi. I sudditi avevano fame e freddo, la peste e le malattie mietevano vite innocenti.

Per risollevare il morale della popolazione il buontempone e gaudente Mastrantonio da Farneto propose di festeggiare l' ultimo giorno di carnevale organizzando la prima pubblica polentata.

Il governatore ne fissò la celebrazione emanando un un apposito bando pubblicitario l' 1 febbraio 1622: "...se faza et se dextribovisca ne la publica piaza polenta et vino in abundantia et che lo populo bali et canti ma cum decoro et moderatione sino a lo momento de intrare ne la quaresima per lo quale tempo se esorta tuti de fare penitentia".

Da allora, l' ultimo giorno di carnevale, viene festeggiato a Tossignano con grandi abbuffate di polenta ben condita con salsiccia e parmigiano, offerta gratuitamente dal Comitato Festa della Polenta prima ai paesani, poi ai forestieri.

A memoria d' uomo la festa della polenta, che si celebra con qualsiasi tempo, non ha subito interruzioni, ad eccezione degli anni dal 1942 al 1945, periodo in cui infuriava la guerra che provocò, tra l'altro, la totale distruzione di Tossignano.

Da"Gente di Sagre Immagini e parole dalla Vallata del Santerno"di Alessandra Giovannini (Editrice La Mandragora)

Il falò di San Nicolò

Così come da secoli, il 6 dicembre a Tossignano nei pressi della quercia scolpita, si svolgerà l'antico falò di San Nicolò.
Nelle giornate che precedono la festa i membri della Pro Loco di Tossignano con la collaborazione di paesani volonterosi si ritrovano indaffarati a raccogliere sterpi e ginepri per formare la grande catasta di legna che sarà accesa il giorno 6 alle 20,00 quando i bambini provenienti dal paese accenderanno un immenso rogo dagli evidenti significati simbolici che continuerà a bruciare per tutta la notte.

Qui l'usanza del "falò di San Nicolò" si perde nella notte dei tempi ed è legata alla figura di San Nicola di Bari protettore degli scolari (vescovo vissuto intorno al 270) la cui festa, per il profondo legame che il Santo ebbe con i fanciulli, viene considerata un gioioso anticipo del Natale soprattutto  in Europa Occidentale.
Verso la fine dell' Ottocento la festa assunse un carattere più scolastico e religioso infatti, la sera del 6 dicembre tutti gli scolari del paese si recavano nella chiesa di San Girolamo per la funzione religiosa e quindi uscendo professionalmente con i ceri accesi appiccavano fuoco ad una grossa catasta di legno collocata al centro della piazza.
I bambini si rincorrevano festosi mentre le donne riempivano scaldini e scaldaletto con le braci del falò.
Da parecchi anni si è aggiuntoi un gustoso finale gastronomico a base di polenta ben condita, in distribuzione fin dalle ore 19,30 preparata dal Comitato Festa della Polenta, caldarroste e vin brulé ad opera della Pro loco di Tossignano.
Le magiche suggestioni della notte di San Nicolò rappresentano la conclusione di una giornata da passare all'aperto, lontano dalla nebbia che assedia la pianura padana, lungo la valle del Santerno alla scoperta della vena del gesso.

Claudio Suzzi

 

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